Altri giorni altri occhi(ali)

Al liceo ero un avido lettore di fantascienza.
Oggi la fantascienza è stata uccisa.
Dal fantasy.
Ma non è di questo che vi voglio parlare.

Uno dei miei autori preferiti, oltre ai classici naturalmente, era il famoso ma ben poco noto (lo so, è un ossimoro) Bob Shaw.
Preferiti perché aveva (è morto nel 1996) un modo pulito di scrivere e i suoi schemi erano relativamente semplici, ma molto stimolanti e intelligenti.
Di solito la storia aveva un singolo protagonista e il tutto si svolgeva in un contesto dominato da una qualche invenzione fantascientifica (appunto) che condizionava le vite di tutti e in particolare di quella del protagonista. Ad esempio l’antigravità (Vertigo), un sistema un po’ erratico per navigare nell’iperspazio (Il cieco del non-spazio), l’immortalità (Un milione di domani), etc.

Uno dei suoi più noti romanzi, nato dall’unione di tre racconti, è “Altri Giorni Altri Occhi” del 1972.
Perché lo cito qui?
Perché trovo che sia una delle più azzeccate previsioni del futuro che io abbia mai letto.
Non in termini di tecnologia (infatti non ci ha azzeccato per nulla), ma in termini di conseguenze di una tecnologia.

Il nucleo del libro è raccontabile in breve: l’invenzione che condiziona il romanzo è il cosiddetto “vetro lento”, un particolare tipo di vetro in cui la luce non viaggia alla velocità della luce, ma ad una velocità enormemente inferiore. Nota bene: la luce viaggia alla velocità della luce solo nel vuoto, negli altri mezzi è più lenta, ma di poco. Il vetro lento invece “trattiene” – senza distorsioni, cioè senza perdere informazione – la luce per molto tempo, ad esempio potreste prendere una lastra di vetro lento, starci davanti per qualche secondo, girarlo di 180 gradi e vedervi apparire poco dopo. Man mano che si avanza nel libro il vetro viene sempre più perfezionato fino ad ottenere vetri anche sottilissimi con tempi di attraversamento lunghissimi (anche di anni). Con più o meno ovvie conseguenze: è possibile creare lampioni usando semplici pezzi di vetro lento con periodo 12 ore (di giorno assorbono la luce solare, di notte la rilasciano dall’altra parte), si possono commercializzare paesaggi semplicemente esponendo lastre di vetro su un bel panorama per qualche mese per poi venderle come pannelli da muro a chi sta in città. e via così.

Bello, voi direte. Sarebbe “fichissimo” averlo. Già, quasi.

Il fatto è che il perfezionamento del vetro si spinge così in avanti che verso la fine del libro riescono ad ottenere vetro lentissimo e sottilissimo nonchè un meccanismo per estrarre le informazioni a comando (pilotando, se non ricordo male mediante campi elettromagnetici, la velocità di propagazione della luce all’interno del vetro). Questo permette la creazione di scaglie di vetro lento microsocopiche che, come viene raccontato nelle ultime pagine del libro, vengono sparpagliate a miliardi su tutta la terra… capite dove si va a parare?
Le ultime frasi del libro descrivono un nuovo mondo che sta per nascere, un mondo senza privacy.
Infatti in questo mondo pervaso da scaglie microscopiche di vetro lento è pressochè impossibile trovare (o creare, tentando una “disinfezione”) un ambiente perfettamente pulito, completamente privo di scaglie.
Ergo, qualunque avvenimento, ovunque accada, verrà catturato con altissima probabilità da qualche scaglia di vetro lento e sarà facilissimo per chiunque raccogliere quelle scaglie ed estrarre le informazioni.

Il mondo senza privacy in realtà è già qui: i pezzetti di vetro lento sono già tra noi.

Telecamere ovunque, provider telefonici che sanno dove siamo in ogni momento, app che raccolgono dati su di noi (o che spesso noi stessi forniamo loro più o meno inconsapevolmente) e, ultimo ma non meno importante, periferiche come i Google Glasses, device indossabili, oggi chiaramente visibili ma domani non si sa, che  raccolgono immagini e suoni in maniera totalmente capillare.

Non dico che queste cose sono “Il Male” (TM), ci mancherebbe, non faccio crociate contro la tecnologia, sono anch’io un tecnofilo (tecnocrate?), ma mi faccio (tante) domande:

  • chi controlla queste tecnologie?
  • l’utente può partecipare a questo controllo?
  • chi controlla i controllori?
  • chi immagazzina i dati? dove? per quanto tempo?
  • di chi sono questi dati?
  • a che leggi sottostanno?

Facciamoci tutti domande di questo genere e vivremo meglio.

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Informazioni su Andrea Trentini

http://atrent.it
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