Pirati e corsari.

Il primo titolo di questo articolo era “pirati siete voi” ma non voglio usare la stessa falsa retorica di coloro che abusano della parola pirateria per accusare di reati gravissimi coloro che compiono una azione che nulla ha a che fare con violenza e depredazione: la copia illegale per uso personale di contenuti digitali.

In un recente passato – “l’era analogica” dei bit stampati su carta o incisi su vinile – scambiarsi libri, dischi o videocassette e farne copie per uso personale per poter rileggere o riascoltare i propri brani preferiti era consuetudine tra amici e seppure fosse una attività vietata dalla legge non era di certo trattata come un pericoloso male sociale al pari di furti o rapine: io me lo ricordo bene.

Con l’avvento dell’era digitale sì è lentamente imposto un linguaggio manipolato ad arte accompagnato da estensioni delle sanzioni previste per chi viola la legge, trasformando il contrasto alla vendita di opere contraffatte in una specie di santa inquisizione contro lo scambio di contenuti digitali. Interessante qui notare che i pirati – contrariamente ai corsari che avevano un mandato governativo per compiere le loro azioni predatorie e per tanto se catturati erano trattati come prigionieri di guerra secondo le norme del diritto bellico – erano sommariamente giustiziati per impiccagione alla varea come ammonimento per chi fosse tentato d’intraprendere una simile attività: prevedere la pena di essere banditi da Internet senza un giusto processo ed essere esposti alla pubblica riprovazione attraverso il controllo dei mass media a me suona come giustizia sommaria, a voi no?

Invece che allentare la morsa dei divieti i governi – sotto la forte pressione delle industrie discografiche, dello spettacolo e del software – hanno via via introdotto norme volte esclusivamente a contrastare la diffusione della cultura in forma digitale e contemporaneamente avviata una campagna di manomissione della parola “pirateria” che usa metodi da propaganda totalitaria.

La realtà delle cose è che voi  state cercando di far sembrare degno un concetto indegno, cioè che la copia illegale di files digitali equivale a depredare e usare violenza: lo fate per giustificare leggi repressive oltre ogni ragionevole necessità ed esercitare il controllo dominante sulla cultura.

Per rendere ancora più deplorevoli agli occhi dei vostri fedeli “la pirateria” dispensate a destra e a manca dati finanziari allarmanti a cui essi devono credere come a un dogma, cioè che la copia illegale di contenuti digitali corrisponde alla perdita di ingenti cifre di danaro per l’industria editoriale e del software e di conseguenza alla perdita posti di lavoro: numeri evidentemente sparati a caso come dimostrano serie analisi come quella del Social Science Research Council in merito a uno studio di Tera, dalla quale analisi citiamo:

Secondo il nostro punto di vista, questa omissione inquina completamente l’analisi. Tutto considerato, è molto probabile che i paesi europei ricavino un forte beneficio dalla pirateria audio, video e software.

Allora siete voi che depredate di significato parole e informazioni (dati) per poi usarli in modo violento cercando di ottenere consenso dalle masse e suscitare vergogna nei singoli, detenendo in ostaggio le opere dell’ingegno di cui avete legalmente acquisito i diritti di sfruttamento e privando ciascun cittadino digitale del proprio diritto a condividere letteratura, musica e arte: cioè a fare cultura.

«Così voi giustificate l’atto illegale di copiare musica o software». Niente affatto, ma chi copia illegalmente contenuti digitali non è un pirata: se noi siamo pirati, voi siete corsari.

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Informazioni su Giovanni Biscuolo

a critical mind free software advocate (et al), hacking every form of human knowledge. desperately trying to fight against it's own ignorance
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3 risposte a Pirati e corsari.

  1. Alexjan Carraturo ha detto:

    Come non essere d’accordo con quanto hai detto. Sulle cause e sui perchè ci sarebbe molto da discutere, ma ritengo un pessimo segnale quando (vd. caso Carlucci) i privati scrivono le leggi al posto dei politici, in quanto, anche concettualmente, sono portati a scopi differenti.

  2. atrent ha detto:

    Un video molto interessante e molto legato a cio’ che hai detto:
    [27C3] (en) Copyright Enforcement Vs. Freedoms
    http://is.gd/ki6nt

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